Cuneo Lung Cancer Study Group

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Associazione Cuneese per lo Studio e la Cura del Cancro del Polmone

A Group of Researchers and Health Professionals Working on Lung Cancer since 1982

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Carcinoma polmonare: istologia e classificazione TNM

Carcinoma polmonare (CP) è sinonimo di "carcinoma bronchiale". Infatti, la maggior parte dei CP derivano istologicamente dalle cellule epiteliali o neuroendocrine delle piccole vie aeree o di quelle centrali del sistema bronchiale. Meno del 10% origina nella regione bronchioloalveolare. Dal punto di vista macroscopico sono tre i quadri principali di sviluppo del CP:

  1. tumori centrali e tumori in prossimità dell'ilo (70-80%). Si sviluppano originariamente soprattutto alla periferia delle diramazioni bronchiali intermedie, ovvero nelle aree comprese tra i bronchi segmentali e subsegmentali;

  2. tumori periferici, ben definiti, individuabili radiologicamente in fase precoce (20-30%);

  3. tumori che si sviluppano nel contesto del parenchima o multifocali nella regione bronchioloalveolare del polmone (1.5-2.5%).

La presenza di tumori del polmone o bronchiali chiaramente maligni è il risultato di processi metaplasici cronici delle cellule del sistema bronchiale ed alveolare, che coesistono o precedono l’insorgenza del tumore.

 

ISTOLOGIA

Nel classificare qualsiasi tumore maligno del polmone vi sono non poche obiettive difficoltà, le più importanti delle quali sono:

  1. il campione bioptico, che misura 1-3 mm di diametro se prelevato mediante la fibrobroncoscopia. In alcuni casi sono disponibili solo campioni citologici, non sempre rappresentativi perché presi ai margini di un tumore che, talvolta, possiede un diametro di diversi centimetri;

  2. la notevole eterogeneità cellulare del CP, come è evidente sulla base dei risultati morfometrici, della microscopia elettronica, immunoistochimici, biochimici e di genetica molecolare collezionati negli ultimi 10 anni.

Ne consegue che la classificazione istologica di un tumore maligno del polmone deve essere intesa solo come espressione di un singolo parametro grezzo della biologia del tumore, utile al fine di creare gruppi di tumori fra loro confrontabili.

Classificazione istologica

Per la caratterizzazione dei vari gruppi di tumori maligni del polmone, si utilizza ancora la classificazione dell’OMS del 1982, recentemente soggetta a revisione come illustrato in tabella 1.

Tab. 1 - Classificazione Istologica dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO, 1982), con le modifiche proposte dalla International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC, 1988), e la nuova classificazione dell'WHO, la cui pubblicazione è prevista per la fine del 1998

WHO 1982

IASLC 1988

WHO 1998

Displasia/Carcinoma in situ

 

Lesioni preinvasive (displasia, ca. in situ)

Carcinoma a cellule squamose

 

Carcinoma a cellule squamose e varianti (papillare, a cellule chiare, a piccole cellule, basaliode)

Carcinoma a piccole cellule:

Carcinoma a piccole cellule:

Carcinoma a piccole cellule:

a cellule di avena

puro a piccole cellule

a piccole cellule

a cellule intermedie

misto a piccole cellule/ a cellule giganti

 

combinato (con elementi squamosi e ghiandolari)

combinato (con elementi squamosi e ghiandolari)

Carcinoma combinato (con elementi squamosi e ghiandolari)

Adenocarcinoma:

 

Adenocarcinoma

Adenocarcinoma acinoso

 

Adenocarcinoma acinoso

Adenocarcinoma papillare

 

Adenocarcinoma papillare

Carcinoma bronchiolo-alveolare

 

Carcinoma bronchiolo-alveolare

Carcinoma solido con mucina

 

Carcinoma solido con mucina

 

 

Adenocarcinoma misto

 

 

Varianti di adenocarcinoma: fetale, mucinoso, ad anello, a cellule chiare

Carcinoma anaplastico a larghe cellule:

 

Carcinoma anaplastico a larghe cellule:

Carcinoma a cellule giganti

 

Carcinoma a cellule giganti

Carcinoma a cellule chiare

 

Varianti: neuroendocrino, basaliode, a cellule chiare, linfoepitelioma-simile

Carcinoma adenosquamoso

 

Carcinoma adenosquamoso

Altri

 

Altri

 Tale classificazione si basa principalmente su criteri istologici, come la presenza di cellule squamose o quadri di crescita ghiandolare, e sulle dimensioni cellulari e nucleari. La tabella 2 riassume i diametri medi cellulari e nucleari nelle sezioni istologiche dei più comuni istotipi di carcinoma polmonare. La tabella 3 riassume le caratteristiche istologiche differenziali di tutti e quattro gli istotipi principali.

 

Tab. 2. - Confronto fra i diametri nucleari e cellulari quale parametro di classificazione istologica

 

Carcinoma a piccole cellule

Carcinoma spinocellulare

Adenocarcinoma

Nucleo (m )

5.1+/- 0.8

9.2 +/- 1.4

8.51 +/-1.3 (max 12.7)

Cellula (m )

6.6 +/- 1.2

13.7 +/- 2.4

13.2 +/- 1.3 (max 35.4)

 

Tab. 3. - Caratteristiche morfologiche differenziali per la diagnosi istologica

Carcinoma a larghe cellule

Carcinoma a piccole cellule

Carcinoma spinocellulare

Adenocarcinoma

Ponti intercellulari

Possibili formazioni ghiandolari acinose o aspetti papillari

Formazione di perle cornee

Presenza di vacuoli mucosi intracitoplasmatici

Esclusione degli elementi caratterizzanti le altre forme istologiche

Piccole cellule linfocito-simili o fusate

Cheratinizzazione cellulare

Possibile crescita intorno ai setti alveolari (bronchiolo-alveolare)

 In aggiunta alla tipizzazione istologica, il grado di differenziazione tissutale o citologica consente di effettuare il cosiddetto grading istopatologico del tumore. Tale grading viene indicato mediante i simboli G1-G3 (grado di differenziazione G1=alta, G2=media, G3=bassa e GX=indefinibile).

La relativa frequenza di ciascun istotipo presenta importanti variazioni geografiche e temporali. Nel corso dell'ultimo ventennio, è stato quasi costantemente segnalato, particolarmente nel sesso femminile, un incremento di frequenza dell'adenocarcinoma, che, in alcune casistiche, rappresenta il 50% di tutti gli istotipi. L'istotipo spinocellulare tende, invece, a ridursi percentualmente. L'incidenza dei vari istotipi di CP mostra anche variazioni che dipendono dal materiale selezionato.

Tipi istologici principali

Carcinoma spinocellulare

I carcinomi spinocellulari si sviluppano come lesioni isolate, nodulari, rotondeggianti nel contesto del parenchima polmonare, o come tumori endoluminali e stenosanti all'interno dell'albero bronchiale. La superficie di sezione appare di aspetto friabile, talvolta granulare e caratteristicamente asciutta. La necrosi del tumore, talvolta visibile come ampie cavità, è tipica degli stadi avanzati.

Microscopicamente si osservano complessi epiteliali uniformi, similepidermici; talvolta sono evidenti le tipiche formazioni a bulbo di cipolla e i caratteristici ponti intercellulari. La componente cheratinica è caratteristicamente responsabile della formazione di perle epiteliali dette anche "perle cornee". Il tumore contiene uno stroma costituito prevalentemente da collagene di tipo I e III. Col diminuire della differenziazione, il contenuto stromale si riduce. L'espressione delle proteine del citoscheletro, dei tonofilamenti e la cheratinizzazione alterata sono correlate all'entità della differenziazione. Immunoistochimicamente, tutti i carcinomi bronchiali spinocellulari reagiscono con gli anticorpi anticitocheratina.

Al microscopio elettronico, si osservano atipia nucleare e una variazione del rapporto nucleo citoplasmatico a favore della componente nucleare. I nuclei cellulari, spesso lobulati, contengono uno o più nucleoli evidenti. E’ presente una distribuzione regolare della cromatina. Gli spazi intercellulari ampliati tra le cellule del tumore sono passati a ponte da estensioni citoplasmatiche di forma irregolare simili a tentacoli. La combinazione di desmosomi e tonofilamenti è un reperto submicroscopico caratteristico del carcinoma spinocellulare.

Carcinoma a piccole cellule

Il carcinoma polmonare a piccole cellule si sviluppa di solito centralmente, mostrando una crescita a cuffia peribronchiale e perivascolare. Al microscopio ottico è documentabile la presenza di piccole cellule con nuclei apparentemente vuoti e con poco citoplasma. Le cellule assomigliano ai linfociti e possono avere un aspetto fusiforme. Il carcinoma a piccole cellule può essere del tipo "a chicco d'avena" (circa l'88%) o di tipo cellulare intermedio. Se un carcinoma a piccole cellule contiene anche significative aree di differenziazione istologica in senso spinocellulare e/o di adenocarcinoma è denominato carcinoma "combinato". Dal punto di vista citologico, le cellule tumorali sono di dimensioni 1,5 volte più grandi dei linfociti, sono disposte in ampi cordoni e presentano nuclei ipercromatici di forma irregolare spesso senza nucleoli e con sottili margini citoplasmatici. Al microscopio elettronico i nuclei atipici mostrano nucleoli eccentrici e accumuli marginali di cromatina. Le indagini immunoistochimiche sono utili per l'ulteriore caratterizzazione. Nel carcinoma a piccole cellule, originantesi da cellule simili a quelle del sistema neuroendocrino, è dimostrabile la presenza di sostanze simil-ormonali. Al microscopio elettronico si possono osservare strutture analoghe ai granuli neurosecretori intracitoplasmatici. Nel 95% dei casi, le cellule contengono granuli elettrondensi di 50-300 nm . Questi granuli contengono, tra gli altri peptidi, l'enolasi neurospecifica (NSE).

Dal punto di vista istogenetico, il carcinoma a piccole cellule deriverebbe dalle cellule endocrine del Kultschitzky del sistema bronchiale (il cosiddetto sistema APUD). Differiscono dai carcinoidi per le loro caratteristiche pleomorfe, per l'invasione locale e vascolare, per la fibrosi stromale, per l'attività mitotica e per l'entità della necrosi.

Utilizzando marcatori di proliferazione, i carcinomi a piccole cellule rivelano frazioni di crescita del 50% in confronto al 10% circa degli adenocarcinomi. Questo si correla bene con un tempo di raddoppiamento approssimativo di 50 giorni, rispetto ai 183 giorni degli adenocarcinomi. Lo studio delle alterazioni genetiche sta acquistando importanza nella diagnosi del carcinoma a piccole cellule. Tra i cento e più oncogeni noti, gli oncogeni L-myc e N-myc presentano un potenziale interesse prognostico. Anche l'amplificazione del gene C-myc riveste un certo significato prognostico.

Adenocarcinoma

L'adenocarcinoma si sviluppa prevalentemente alla periferia dei polmoni e si caratterizza per la presenza di strutture similghiandolari. Dal punto di vista istochimico, è dimostrabile la presenza di vacuoli secretori nel contesto di cellule epiteliali atipiche. In più del 50% dei casi si osservano aree focali di differenziazione squamosa. In una elevata percentuale si possono osservare strutture pleomorfe, "sdifferenziate" e a cellule giganti.

Esistono quattro sottotipi principali di adenocarcinoma: 1) l’adenocarcinoma acinoso; 2) l’adenocarcinoma papillare; 3) l’adenocarcinoma solido con formazione di muco e 4) il carcinoma bronchioloalveolare. L'adenocarcinoma acinoso è caratterizzato da strutture ghiandolari atipiche. Il carcinoma papillare presenta un modello di crescita a villi papillari che infiltrano il lume ghiandolare o che crescono all 'interno degli alveoli. L'adenocarcinoma solido cresce sotto forma di cordoni cellulari solidi. La dimostrazione di vacuoli citoplasmatici contenenti mucina è essenziale per distinguere queste forme dai carcinomi a grandi cellule. Nel carcinoma bronchioloalveolare, le cellule tumorali aderiscono strettamente alle pareti alveolari preesistenti. Attualmente, si ritiene che l'epitelio della parte terminale del bronchiolo, le cellule di Clara o i pneumociti di tipo II siano le cellule d'origine del carcinoma bronchioloalveolare.

Il microscopio elettronico dimostra la presenza, nelle cellule tumorali, di granuli mucosecretori e vacuoli secretori. Si osserva anche un reticolo endoplasmatico rugoso ben sviluppato.

Il carcinoma a cellule chiare è caratterizzato dalla presenza di vacuoli secretori apicali.

Dagli studi di genetica molecolare, gli oncogeni K-, N- e H-ras sembrano rivestire un ruolo di particolare importanza nello sviluppo dell'adenocarcinoma. La mutazione puntiforme dell'oncogene K-ras, che si ritrova in un terzo di tutti i pazienti con adenocarcinoma, si accompagna a una prognosi estremamente infausta.

Carcinoma a grandi cellule

La classificazione dell'OMS considera ancora il carcinoma a grandi cellule come entità a se stante, nonostante sia sempre più evidente che i carcinomi a grandi cellule sono varianti degli adenocarcinomi e, talvolta, dei carcinomi spinocellulari. Dal punto di vista istochimico, sono espressi diversi marcatori epiteliali, fra cui la cheratina, l'antigene epiteliale di membrana (EMA) ed il CEA. Nel carcinoma a grandi cellule possono osservarsi segni di differenziazione esocrina e/o neuroendocrina.

 

Tipi speciali di tumori del polmone e lesioni preneoplastiche

Carcinoma occulto

Si parla di carcinoma occulto, quando si rinvengono cellule tumorali con l'esame citologico dell'escreato in presenza di negatività radiologica. In tali situazioni cliniche è necessario effettuare immediatamente l'esame endoscopico, possibilmente con metodiche in grado di identificare un carcinoma ad uno stadio precoce di sviluppo.

Microcarcinoma

Il termine "microcarcinoma del polmone" è usato per i tumori primitivi del polmone che misurano meno di 3 mm, in assenza di malattia polmonare clinicamente rilevabile. Istologicamente la maggior parte dei microcarcinomi polmonari sono carcinomi a piccole cellule con diffusione metastatica già estesa, clinicamente manifesta. All'autopsia la minuta lesione primaria può in alcuni casi essere rilevata solo dopo l'attenta preparazione dell'intero sistema bronchiale.

Formazioni neoplastiformi ("Tumorlets")

Le formazioni neoplastiformi sono proliferazioni epiteliali atipiche a carico del bronchiolo terminale nelle zona di passaggio alla componente alveolare. Si rinvengono frequentemente negli stadi avanzati della fibrosi polmonare, particolarmente nell'asbestosi, e nel tessuto polmonare dopo chemioterapia citotossica. Le formazioni neoplastiformi sono focali, visibili solo microscopicamente, talvolta multiple. Si pensa che siano precursori dei carcinomi a piccole cellule periferici.

Classificazione TNM

La stadiazione è una misura dell'estensione della malattia neoplastica. Si determina la dimensione del tumore, la sede ed il grado di infiltrazione loco-regionale. Successivamente, viene valutata la presenza di disseminazione linfatica o ematogena. In base a questi parametri viene assegnato lo stadio. Le definizioni utili a classificare il grado di estensione della malattia neoplastica (classificazione TNM) sono adottate universalmente e consentono confronti di casistiche all 'interno della stessa istituzione, o tra istituzioni diverse. La stretta correlazione esistente fra estensione di malattia (stadio) da un lato e possibilità terapeutiche e prognosi dall’altro è di estremo valore per il singolo paziente.

La classificazione TNM attualmente in uso è stata proposta da Clifton Mountain nel 1986 e da quest’ultimo riveduta nel 1997. Pur nella presenza di qualche aspetto ancora controverso (come, ad esempio, la classificazione dei noduli satelliti intrapolmonari), tali definizioni sono ormai universalmente accettate. Esse sono adottate, ad esempio, da importanti Società Scientifiche Internazionali, quali l’AJCC, l’UICC e la IASLC.

 

Fattori T, N, M

Fattore T

La tabella 4 riassume i criteri classificativi del tumore primitivo (fattore T)

Tab. 4. Definizione TNM - tumore primitivo (T)

Tx

Tumore primitivo che non può essere valutato, o tumore dimostrabile per la presenza di cellule neoplastiche nell'escreato o nel lavaggio bronchiale ma non visualizzabile mediante tecniche di diagnostica per immagini o con la broncoscopia

T0

Nessuna evidenza del tumore primitivo

Tis

Carcinoma in situ

T1

Tumore di 3cm o meno nella sua dimensione massima, circondato da polmone o da pleura viscerale, senza segni broncoscopici di invasione prossimale al bronco lobare (cioè non nel bronco principale) *

T2

Tumore con qualunque delle seguenti caratteristiche di dimensione o di estensione: oltre 3 cm nella dimensione massima; con interessamento del bronco principale, ma sino ad una distanza di più di 2 cm dalla carena; invasione della pleura viscerale; con associata atelettasia o polmonite ostruttiva che si estende alla regione ilare ma non interessa il polmone in toto

T3

Tumore di qualunque dimensione che invade direttamente qualcuna delle seguenti strutture: parete toracica (compresi i tumori del solco superiore); diaframma; pleura mediastinica, o pericardio parietale; o tumore del bronco principale che si estende a meno di 2 cm dalla carena ma senza interessarla; o con atelettasia o polmonite ostruttiva del polmone in toto

T4

Tumore di qualunque dimensione che invade qualsiasi delle seguenti strutture: mediastino, cuore, grossi vasi, trachea, esofago, corpo vertebrale, carena; o tumore con un versamento pleurico a citologia positiva **. Oppure tumore di qualunque dimensione il cui lobo di appartenenza contenga noduli satelliti ***

*  il raro tumore superficiale di qualsiasi dimensione con componente invasiva limitata alla parete bronchiale, che può estendersi prossimalmente al bronco principale, è anche classificato come T1.

**  la maggior parte dei versamenti pleurici osservati in corso di carcinoma polmonare sono secondari alla neoplasia. Comunque in alcuni pazienti anche dopo ripetute indagini citologiche del liquido pleurico non è evidenziabile la presenza di cellule neoplastiche. In questi casi il versamento non è ematico e ha le caratteristiche del trasudato. Quando questi elementi e il giudizio clinico indicano che il versamento non è in relazione con il tumore, questo dovrebbe essere escluso come elemento di stadiazione e il paziente dovrebbe essere stadiato come T1, T2 o T3.

***  i noduli nel polmone ipsilaterale al tumore primario, non contenuti nello stesso lobo sono classificati come M1.

Ulteriori note esplicative alla suddetta classificazione furono pubblicate dall’UICC nel 1993 . Tali note non sono state modificate dalla recente revisione del 1997, con l’eccezione dei noduli intra-parenchimali satelliti. Le note rimaste attuali sono le seguenti:

  1. L’invasione del nervo frenico è classificata come T3.

  2. La paralisi cordale (dovuta all'invasione del ramo ricorrente del nervo vago), l'ostruzione della vena cava superiore o la compressione della trachea o dell'esofago sono classificate T4.

  3. T4: i "grandi vasi" sono:

  1. Aorta.

  2. Vena cava superiore.

  3. Vena cava inferiore.

  4. Arteria polmonare principale (tronco polmonare).

  5. Tratti intrapericardici dell'arteria polmonare destra e sinistra.

  6. Tratti intrapericardici delle vene polmonari superiori e inferiori destra e sinistra. L'invasione dei rami più distali non giustifica la classificazione T4.

  1. L'estensione diretta al pericardio parietale è classificata T3, e a quello viscerale T4.

  2. Foci tumorali nella pleura omolaterale parietale e viscerale che sono in discontinuità dalla invasione pleurica diretta da parte del tumore primitivo sono classificate come T4.

  3. Il versamento pericardio è classificato come il versamento pleurico.

 

Fattore N

La Tabella 5 riassume i criteri classificativi del fattore N

Tab. 5. Definizione TNM – linfonodi (N)

Nx

L'interessamento dei linfonodi regionali non può essere valutato

N0

Assenza di metastasi ai linfonodi loco regionali

N1

Metastasi ai linfonodi peribronchiali (stazioni 14-10) e/o ilari omolaterali (stazione 10), compresa l'estensione diretta del tumore

N2

Metastasi ai linfonodi mediastinici omolaterali (stazioni linfonodali 1-4, 8,9 a destra, e 1-6,8,9 a sinistra) e/o sottocarenali (stazione 7)

N3

Metastasi nei linfonodi mediastinici controlaterali, ilari controlaterali, e/o ai linfonodi scalenici e sovraclaveari (ipsi- e controlaterali)

I linfonodi intratoracici sono classificati come segue:

  1. Medistinici alti (stazione 1)

  2. Paratracheali alti (stazione 2)

  3. Prevascolari e retrotracheali (stazione 3)

  4. Paratracheali bassi, inclusi i linfonodi Azygos (stazione 4)

  5. Subaortici, della finestra aorto polmonare (stazione 5)

  6. Paraaortici (stazione 6)

  7. Sottocarenali (stazione 7)

  8. Paraesofagei (stazione 8)

  9. Del ligamento polmonare (stazione 9)

  10. Ilari (stazione 10)

  11. Interlobari (stazione 11)

  12. Lobari (stazione 12)

  13. Segmentari (stazione 13)

  14. Subsegmentari (stazione 14)

 

Fattore M

La Tabella 6 riassume i criteri classificativi del fattore M

Tab 6. – Definizione TNM - Metastasi a distanza (M)

Mx

L'interessamento metastatico a distanza non può essere valutato

M0

Assenza di metastasi a distanza

M1

Presenza di metastasi a distanza *

 La categoria M1 dovrebbe essere ulteriormente specificata secondo le seguenti definizioni:

  1. Polmonari PUL Midollo osseo MAR

  2. Ossee OSS Pleura PLE

  3. Epatiche HEP Peritoneo PER

  4. Cerebrali BRA Surrene ADR

  5. Linfonodali LYM Cute SKI

  6. Altre OTH

 

Raggruppamento in stadi

Le varie combinazioni TNM sono raggruppate in un piccolo numero di stadi di malattia così che in ogni stadio vi sia un'aspettativa di vita comparabile. In relazione al tipo di indagini diagnostiche utilizzate, si distingue una stadiazione clinica (cTNM) e una stadiazione chirurgico-patologica (pTNM). La Tabella 7 riassume le modalità di raggruppamento in stadi.

Tab. 7. Raggruppamento in Stadi di Malattia

Stadio 0

Tis

Stadio Ia

T1, N0, M0

Stadio Ib

T2, N0, M0

Stadio IIa

T1, N1, M0

Stadio IIb

T3, N0, M0 oppure T2, N1, M0

Stadio IIIa

T1-3, N2, M0 oppure T3, N1, M0

Stadio IIIb

T4, ogni N, M0

Stadio IV

Ogni T, ogni N, M1

 

Carcinoma polmonare a piccole cellule

La stessa classificazione TNM e suddivisione in stadi dovrebbero essere utilizzati anche per il carcinoma polmonare a piccole cellule. In effetti, il TNM ha significato prognostico anche in questa variante istologica, ed ha il vantaggio di fornire un'uniforme e dettagliata classificazione della diffusione tumorale. Le precedenti categorie di carcinoma polmonare a piccole cellule "limitato" ed "esteso" sono state definite ed usate in maniera varia ed inconsistente. La categoria "malattia limitata" come usata nel Veterans Administration Lung Cancer Study Group System corrisponde agli stadi I-IIIA, e la "malattia estesa" corrisponde allo stadio IIIB e IV.

BIBLIOGRAFIA

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