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Epidemiologia, eziologia e prevenzione del carcinoma polmonare  
EPIDEMIOLOGIA

Generalità
Nei primi decenni del secolo, il carcinoma polmonare (CP) era una vera e propria rarità. La prima resezione per tumore del polmone, di cui si ha notizia, fu eseguita nel 1933 su un medico quarantottenne che sopravvisse 24 anni. Oggi la situazione è radicalmente cambiata. Il CP rappresenta la neoplasia toracica più frequente, costituendo il 90% di tutte le forme neoplastiche primitive polmonari. Esso è anche la neoplasia più frequente nell'uomo, e la quinta nel sesso femminile. Infine, data la sua alta letalità, è anche quella che detiene, di gran lunga, il triste record della mortalità.

L'epidemiologia è quella scienza che studia la malattia - in questo caso il cancro del polmone - così come essa si manifesta nelle popolazioni. Il suo scopo primario è la prevenzione piuttosto che la guarigione.

Definizione di concetti e misure epidemiologiche
E' necessario dare qualche informazione di carattere generale, prima di analizzare come l’epidemiologia è stata applicata al CP e quali ne siano stati i risultati. L'epidemiologia studia le associazioni, e da queste tenta di risalire alle relazioni di causa-effetto, fra l'insorgere della malattia (effetto) ed alcune caratteristiche della popolazione (cause), definite come fattori di rischio. Gli studi epidemiologici sono variamente classificati in rapporto alle loro caratteristiche.

Per quanto attiene alle finalità, si possono individuare tre classi di studi epidemiologici:

Studi descrittivi
Sono studi incentrati sulla distribuzione della malattia in gruppi di persone. Servono per formulare ipotesi circa possibili relazioni di causa-effetto, per la sorveglianza di ipotetiche variazioni di incidenza del cancro (a seguito di modificazioni dei fattori di rischio, sia noti che ignoti), e rivelano nuovi comportamenti dei tumori.

Studi analitici
Servono a verificare le ipotesi relazionali di causa-effetto, suggerite dagli studi descrittivi o da ricerche su animali di laboratorio o di biologia cellulare.

Studi sperimentali
Valutano gli effetti sulla popolazione della manipolazione delle influenze ambientali ritenute dannose o l'introduzione di servizi ritenuti preventivi (ne è un esempio il Mayo Lung Project e gli altri studi di screening di cui si parlerà più avanti).

Per quanto attiene alla metodologia di studio, si può distinguere:

Studi per comparazione di casi (o caso-controllo, o retrospettivi).
Compongono la maggior parte delle ricerche attive nella epidemiologia del cancro. Consentono di acquisire una grande massa di informazioni in maniera efficiente e a bassi costi. In questi studi, la frequenza di un ipotetico fattore eziologico viene comparata in un gruppo di persone con cancro (casi) e in un gruppo di persone senza cancro (controlli). Se la frequenza è maggiore nei casi, rispetto ai controlli, esiste un'associazione fra cancro e fattore di rischio dato.

Studi per coorte (o prospettivi).
In questi studi, il ricercatore individua un gruppo di persone esposte a un ipotetico fattore eziologico (di solito già noto come associato al cancro) prima dell'inizio della malattia, e quindi segue il gruppo nel tempo e misura la frequenza dell'insorgere della malattia. Il gruppo di controllo è costituito da persone simili non esposte al sospetto fattore eziologico. Un classico di questo tipo d'indagini fu lo studio della mortalità tra medici inglesi esposti al fumo di sigarette (Doll R., Hill AB. Br Med J 1964:1:1399-1410, 1460-1467). Gli studi di coorte hanno il vantaggio di fornire una stima diretta ed assai attendibile del rischi, ma lo svantaggio di essere lunghi e costosi.

Studi crociati (chiamati anche trasversali, per distinguerli nettamente dai precedenti definiti longitudinali).
Nello studio crociato, le misure delle cause e degli effetti sono fatte nel medesimo tempo. Gli studi crociati richiedono che le cause sospette siano permanenti, o di lunga durata. Uno studio comparativo tra casi di cancro e i gruppi sanguigni del sistema AB0 può essere considerato crociato.

Studi di correlazione
La relazione della dieta con il cancro è stata ampiamente approfondita mediante studi di correlazione. Gli studi di correlazione devono essere interpretati con molta cautela perché comprendono necessariamente molte variabili, confondenti e di altro tipo. In genere sono usati per proporre nuove linee di ricerca e richiedono sempre una verifica da parte di altri studi.

La conoscenza di alcune misure è altresì fondamentale per interpretare gli studi epidemiologici. Fra queste, è opportuno ricordare:

RISCHIO
Rischio Relativo. E' definito come la probabilità di sviluppare il cancro in un gruppo di soggetti aventi una determinata caratteristica o esposizione, rapportata alla probabilità di un gruppo analogo di soggetti che non ha la detta caratteristica o fattore di esposizione:

[(n. individui con cancro nella popolazione esposta)/ (n. individui della popolazione esposta)]/[(n. individui con cancro nella popolazione non esposta)/(n. individui della popolazione esposta)]

Rischio attribuibile . E' definito come la proporzione di cancro nelle persone esposte che può essere attribuita all'esposizione:

[(n. individui con cancro nella popolazione esposta)/ (n. individui della popolazione esposta)]/[(n. individui con cancro nella popolazione non esposta)/ (n. individui della popolazione non esposta)]

PREVALENZA
E' il rapporto: (n. di individui con cancro in uno specifico momento)/(n. totale di individui del gruppo nello stesso momento)

INCIDENZA
E' il rapporto: (n. di nuovi casi con cancro in un dato periodo)/(n. totale di individui a rischio durante tale periodo)

Normalmente, l'incidenza è espressa per anno solare, per 100,000 abitanti, ed aggiustata per l'età. Dal momento che l'età è il maggiore fattore di rischio per il cancro, è assolutamente indispensabile correggere il tasso "grezzo" di incidenza per le differenze d'età. Le correzioni sono di solito eseguite in due modi: 1) calcolando i tassi per età (tassi di incidenza età-standardizzati), che rappresentano le medie ponderate di incidenza per gruppi età-specifici, e fanno riferimento a una popolazione standard (solitamente la popolazione mondiale standard, WSP), o 2) calcolando il tasso di incidenza cumulativa nell'età compresa in un dato intervallo.

MORTALITA'
E' il rapporto: (n. di persone che muoiono di cancro durante il periodo considerato (di solito un anno)/(n. di persone componenti la popolazione a rischio nel periodo dato)

LETALITA'
E' il rapporto: (n. di persone che muoiono di cancro durante il periodo considerato (di solito un anno)/(n. di persone con cancro nel periodo dato)

Incidenza (e mortalità') del cancro del polmone
Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) relativi all’anno 1980, i nuovi casi di tumore del polmone sono stati, a livello planetario, 660.000. Nel 1985, tale numero era salito a 896.000 (11,8% di tutti i nuovi casi di cancro), e il numero è in continua crescita (al tasso di 0,5% all'anno). A livello mondiale, il CP costituisce la neoplasia più comune negli individui di sesso maschile (17,6% di tutti i nuovi casi). In Europa, tale percentuale è ancora maggiore raggiungendo il 21% ed essendo responsabile del 29% di tutte le morti per cancro nell’uomo. Nelle donne, le corrispondenti percentuali sono sensibilmente inferiori essendo rispettivamente pari al 4 e all'8%. Su base mondiale, il carcinoma polmonare rappresenta, per il sesso femminile, il quinto più frequente tipo di cancro, ed è in rapida crescita. In Italia, si hanno percentuali che si collocano ai livelli medio-alti Europei, con ampie differenze regionali tra le regioni del nord (ad altissimo rischio) e quelle del sud (a rischio medio-basso). Globalmente, nel nostro paese, il numero di nuovi casi di CP continua ad aumentare, rappresentando la prima causa di morte per neoplasia. Il picco d’incidenza si registra tra la quinta e la sesta decade di vita. Oltre un terzo dei nuovi casi è diagnosticato in soggetti d’età superiore ai 70 anni. Essendo la letalità del CP molto alta, intorno al 90%, i tassi di mortalità rispecchiano fedelmente i tassi d’incidenza, su cui d’ora in poi si concentrerà l’attenzione.

Studi epidemiologici descrittivi hanno evidenziato una serie di associazioni fra incidenza di CP e caratteristiche delle popolazioni. Per alcune di queste caratteristiche, o meglio per alcuni fattori di rischio, gli studi analitici, unitamente alle moderne conoscenze della carcinogenesi, hanno permesso di accertare definitivamente la loro relazione causale nei confronti del CP. Per questi fattori è corretto parlare di fattori eziologici, e come tali saranno discussi nel capitolo dell'eziologia. Gli altri fattori di rischio, per cui è nota l'associazione ma non la causalità, sono:

Sesso
Nel nostro paese, così come in molte aree del mondo sviluppato, la preponderante incidenza della neoplasia nel sesso maschile (5 a 1, negli ultimi decenni) si è progressivamente ridotta fino all'attuale rapporto di 2,5 a 1. Ciò è chiara conseguenza del diffondersi nel sesso femminile dell'abitudine al fumo. La maggiore frequenza di CP negli uomini non è spiegata, infatti, da una relazione di causa-effetto, ma piuttosto dalla presenza di un importante fattore confondente (il fumo di tabacco).

Età
Nelle aree geografiche dove l'incidenza del carcinoma polmonare è elevata, l'età rappresenta uno dei principali fattori di rischio. Passando dalla fascia d’età di 35 a quella di 75 anni, l’incidenza cresce di 20 volte per le donne e di 100 volte per gli uomini.

Popolazioni ed Etnie
I tassi standardizzati di incidenza più elevati in assoluto sono quelli di alcune popolazioni indigene della Nuova Zelanda (119 casi per 100.000 all'anno negli uomini e 62 nelle donne), dei neri americani della zona della Baia di San Francisco (USA) (107 e 36, rispettivamente, negli uomini e nelle donne), degli abitanti della parte occidentale della Scozia (97 e 34), e degli uomini del Belgio (92). I tassi di incidenza più bassi si osservano in India (8,5 negli uomini e 1,4 nelle donne) e nelle popolazioni africane (1,0 negli uomini del Gambia). La tabella seguente fornisce un'idea grossolana dell'incidenza del carcinoma polmonare negli uomini in varie popolazioni del mondo.

Tab. 1. - Incidenza del carcinoma polmonare durante gli anni 80, negli uomini di alcuni paesi rappresentativi(*)
<25 25-49 50-74

75-125

Algeria Brasile Canada USA (neri)
Costa Rica Cuba USA (bianchi) Repubblica Ceca
Ecuador Cina Hong Kong Finlandia
Perù Israele (Ebrei) Filippine Polonia
India Giappone Danimarca Russia (5. Pietroburgo)
  Islanda Lituania Nuova Zelanda (Maori)
    Svezia  
    Norvegia  
    Romania  
    Australia  
    Italia  
(*) Tasso annuale aggiustato per l'età per 100.000 abitanti.
Nell'ambito della Unione Europea, i tassi di incidenza più bassi si osservano in Portogallo, Spagna e Francia. I tassi più elevati, negli uomini, si osservano in Belgio, Olanda, Regno Unito e Lussemburgo. La tendenza attuale, per la maggior parte degli stati membri dell’Unione, è di un aumento di incidenza del 10-15% ogni 5 anni negli uomini (fanno eccezione Olanda, Lussemburgo e Danimarca e nel Regno Unito, dove il tasso si sta stabilizzando o addirittura sta diminuendo). Nelle donne l’aumento è ancora più consistente (15-30%), eccetto che in Francia, Grecia e Spagna, dove tale l'aumento, pur presente, è più basso.

Le più recenti statistiche italiane sono quelle elaborate dal Registro Tumori del Piemonte e si riferiscono al 1991. In tale anno il tasso medio "grezzo" era: 90,4 per 100.000 uomini e 16,3 per 100.000 donne; i tassi standardizzati per età (che tengono anche conto del maggiore invecchiamento della nostra popolazione rispetto a quello degli altri paesi) erano rispettivamente 64,6 e 8,4. La figura 1 mostra le notevoli variazioni di incidenza presenti nel nostro territorio nazionale. Il riferimento è alla popolazione maschile. Le variazioni nel sesso femminile sono del tutto analoghe.


Fig. 1 - INCIDENZA DI CANCRO POLMONARE IN ITALIA, 1991

E’ verosimile che tutte le differenze geografiche e ed etniche sin qui discusse non esprimano vere relazioni di causa-effetto, ma, come nel caso del sesso, siano semplici associazioni, dove la disomogenea distribuzione dei fattori confondenti, prima fra tutti l'abitudine tabagica, gioca un ruolo determinante.

Variazione temporale
La variazione in funzione del tempo dell’incidenza del CP nell'ambito di una stessa popolazione è molto marcata e dipende dal variare nel tempo dei diversi fattori di rischio. Come si è già accennato, tale incidenza ha continuato a crescere a partire dalla fine della 1° guerra mondiale, quando si cominciò a diffondere l'abitudine al fumo. Per ogni paese e popolazione si possono costruire curve che consentono di prevedere le future tendenze epidemiologiche.

Inquinamento atmosferico
Benché ipotizzato, il ruolo dell'inquinamento atmosferico, come fattore di rischio in sé, indipendentemente dal tipo e dalla concentrazione dei cancerogeni presenti, non è mai stato dimostrato in modo inequivocabile in studi controllati specifici.

Alcune malattie immuni e collagenopatie
Pazienti con sarcoidosi, fibrosi polmonare idiopatica e sclerodermia presentano un'incidenza di carcinoma polmonare triplicata rispetto alla popolazione generale.

EZIOLOGIA
Fumo di Tabacco
E' il principale fattore eziologico, responsabile dello sviluppo del carcinoma broncogeno. L'abitudine al fumo si è diffusa nel mondo alla fine del 1800, grazie alle macchine per la manifattura del tabacco, che hanno portato ad un aumento della produzione di sigarette. La successiva pubblicità del prodotto, attraverso i mass media e i film Hollywoodiani ha contribuito a crearne la domanda, soprattutto durante e dopo l'ultimo conflitto mondiale. Secondo recenti stime, i fumatori spenderebbero, in tutto il mondo, più di 100 miliardi di dollari per l'acquisto di circa 1000 sigarette per anno a testa. In Italia, l'entità dell'esposizione al fumo di tabacco è dilagante e i più recenti dati dell'OMS, riferiti alla fine degli anni '80, indicano che il 54% della nostra popolazione maschile ed il 17% di quella femminile fuma abitualmente.

Oggi è chiaro che almeno lo 85% dei tumori del polmone è causato dal fumo di sigaretta. Vi è una grande quantità di prove a sostegno di tale affermazione:

  1. Numerosi studi epidemiologici sono concordi nel confermare la stretta relazione di causalità esistente tra fumo ed insorgenza di neoplasie polmonari.
  2. Nella fase corpuscolata e gassosa del fumo di tabacco sono contenute centinaia di sostanze chimiche, molte delle quali hanno chiare proprietà cancerogene per le cellule in coltura e per gli animali di laboratorio. Tra di esse, gli idrocarburi policiclici (es. benzopirene, benzoantracene, e fluoroantrene), il polonio-210, le nitrosamine, i composti contenenti nickel e cromo, e i radicali liberi dell'ossigeno.
  3. Il fumo di sigaretta è in grado di modificare l'equilibrio tra le diverse attività enzimatiche presenti nel tessuto polmonare, potenziando quelle che facilitano la carcinogenesi (come l'aril-idrocarburo idrossilasi) o inibendone altre ad azione protettiva.(come la glutatione transferasi).
  4. Vi una relazione di tipo dose-risposta fra l'esposizione al fumo di tabacco e il rischio di tumore. Il rischio relativo è in stretta correlazione con il numero di sigarette fumate al giorno, con la durata in anni dell'abitudine al fumo e con il contenuto di catrame delle sigarette fumate. Il rischio relativo dei fumatori (considerati in toto) rispetto ai non fumatori è pari a 14, mentre quello dei forti fumatori (oltre 20 sigarette al giorno) è 20 volte superiore. Negli ex-fumatori il rischio si riduce progressivamente nel corso dei 10-15 anni successivi alla cessazione del fumo. Anche i fumatori di pipa e di sigaro presentano un rischio aumentato, sebbene questo sia molto inferiore a quello dei fumatori di sigarette, con un rapporto di circa 1 a 3. Gli studi scientifici più recenti attribuiscono al fumo passivo (aspirazione di aria contaminata dal fumo dei fumatori) un rischio relativo di decesso per carcinoma polmonare pari a 1,19.

Sostanze di origine lavorativa
Una delle prime descrizioni di tumore correlato ad attività lavorativa risale alla classica osservazione di Sir P. Pott, che nel 1775 identificò nella fuliggine dei camini la causa del tumore dello scroto degli spazzacamini.

Oggi si sa che gli idrocarburi policiclici, e fra questi soprattutto il dibenzoantracene e il benzopirene, erano i responsabili di quel tumore. Molte altre sostanze di origine lavorativa e agenti fisici sono carcinogeni polmonari noti. Fra queste:

  • arsenico
  • asbesto
  • cadmio
  • clorometiletere
  • cromo
  • berillio
  • cloruro di vinile
  • idrocarburi aromatici policiclici (già ricordati)
  • nickel
  • radon
  • uranio

Molte di queste sostanze chimiche hanno l'aggravante di permanere a lungo nei polmoni perché stabili e di difficile eliminazione. Tali sostanze sono epidemiologicamente meno rilevanti del fumo di tabacco, con cui però possono manifestare effetti additivi o sinergici. Benché di origine lavorativa, molte di esse sono normali inquinanti ambientali. Nello smog delle città sono spesso presenti in grandi concentrazioni. L'asbesto (o amianto) è un minerale naturale costituito da magnesio e silicato di calcio. Esso è tristemente noto per la capacità di indurre il mesotelioma della pleura, e di aumentare notevolmente il rischio di contrarre il carcinoma bronco-polmonare. Se ne conoscono quattro tipi: il crisotile (l'unico ad essere estratto in Italia nel Piemonte), la crocidolite, l'amosite e l'antofillite). Il crisotile costituisce oltre il 90% dell'asbesto usato nell'industria (ad es., nella fabbricazione di materiale isolante, produzione di freni e frizioni, prodotti per l'edilizia, plastiche e vernici, nella fabbricazione di filtri per il vino e la birra). Il primo caso di tumore polmonare associato ad esposizione di asbesto fu descritto 1935 ed il primo studio epidemiologico, che poneva la questione di una relazione di causale fra asbesto e tumore polmonare, fu pubblicato nel 1955. L'effetto sinergico dell'asbesto col fumo di sigaretta è ben noto e temuto. Se confrontato con quello dei soggetti non esposti e non fumatori, il rischio relativo dei lavoratori dell'asbesto non fumatori è pari a 5 mentre quello dei lavoratori esposti, fumatori di un pacchetto di sigarette al giorno, sale a 95.

Predisposizione genetica
Lo sviluppo del carcinoma polmonare rappresenta il risultato dell'accumulo di anomalie genetiche che, in gran parte, conseguono all'esposizione a fattori mutageni ambientali. Tuttavia, il rischio di sviluppare questa neoplasia potrebbe anche dipendere da anomalie, trasmesse ereditariamente, di "geni" coinvolti nel metabolismo dei composti chimici ad attività mutagena e nel controllo della crescita cellulare.

Già negli anni '60, studi epidemiologici avevano dimostrato una maggiore incidenza di tumori polmonari in alcune famiglie, indipendentemente dall'esposizione a fattori di rischio ambientale e personale. La successiva identificazione di geni deputati al metabolismo dei composti chimici ad attività mutagena, ha portato al riconoscimento, in alcuni pazienti affetti da neoplasia polmonare, di una maggiore attività dell'enzima aril-idrocarburo idrossilasi e dell'enzima 4-debrisochina idrossilasi. Entrambi questi enzimi metabolizzano gli idrocarburi policiclici di provenienza ambientale in composti ad attività cancerogena più elevata. I soggetti con maggiore attività enzimatica di aril-idrocarburo idrossilasi e/o di 4-debrisochina idrossilasi presentano un maggior rischio di sviluppare un CP.

Come per altre malattie tumorali, anche per il CP sono stati individuati dei geni che stimolano la proliferazione cellulare (oncogeni) ed altri che la impediscono (anti-oncogeni). La rottura dell'equilibrio tra le azioni opposte di questi gruppi di geni, ha per conseguenza lo sviluppo del tumore. Esempi di famiglie di oncogeni responsabili della crescita di un tumore polmonare sono il K-ras, presente soprattutto negli adenocarcinomi, l'erb-B, di più frequente riscontro nei tumori polmonari non a piccole cellule, e il myc, comune nei tumori a piccole cellule.

La suscettibilità individuale a sviluppare neoplasie è suggerita anche dall’osservazione epidemiologica, secondo la quale, nei soggetti in precedenza trattati con successo per neoplasie delle testa e collo o del polmone, una delle principali cause di morte è costituita proprio dallo sviluppo di un secondo tumore del tratto aereo-digestivo. In questi pazienti, la distribuzione anatomica della seconda neoplasia riflette il concetto della cancerogenesi di area ("field cancerization"), dovuta all’esposizione dell'intera zona aerodigestiva a un comune agente mutageno.

Nonostante le numerose suggestioni a favore, tuttavia, il possibile ruolo della predisposizione genetica è non del tutto certo e unanimemente accettato.

PREVENZIONE E SCREENING DI MASSA
Si distingue una prevenzione primaria, che consiste nell'attuazione di tutte quelle misure che prevengono la carcinogenesi, una prevenzione secondaria e una terziaria.

Prevenzione Primaria
La prevenzione primaria è indirizzata ai soggetti sani. La strategia è quella di minimizzare l'esposizione ad agenti riconosciuti o sospettati di essere cancerogeni polmonari nell'uomo. A questo scopo si possono applicare opportune disposizioni di legge per il controllo dei fattori di rischio insiti nell'ambiente di vita e di lavoro. Per i cancerogeni legati allo stile di vita ed a comportamenti individuali l'unica possibilità è l'educazione sanitaria della popolazione. Accertato il ruolo preponderante del fumo di tabacco nell'eziologia del carcinoma polmonare, il provvedimento di prevenzione primaria più efficace sarebbe la pura e semplice abolizione dell'uso del tabacco. Sfortunatamente, il problema della lotta al fumo di tabacco presenta notevolissime difficoltà, sia a livello sociale per le sue implicazioni economiche (data l'importanza della voce "tassazione sul tabacco" negli introiti statali di ogni singolo paese), sia a livello individuale. Infatti, la maggioranza dei programmi volti ad aiutare i fumatori a smettere di fumare sono tutti gravati da un'alta percentuale di insuccesso nel medio e lungo periodo. Ciò vale per i programmi basati sull’assistenza di personale specializzato (corsi di disassuefazione con utilizzo di metodi motivazionali, ipnosi, agopuntura, prescrizione a scalare di chewing-gum o cerotti transdermici a rilascio controllato di nicotina) sia per quelli di autosomministrazione (progressiva riduzione del numero di sigarette fumate al giorno, sospensione collettiva con amici o parenti, impiego di sigarette a basso contenuto di catrame e nicotina). Attualmente si preferisce porre maggiore attenzione al prevenire l'abitudine tabagica nei giovani, mediante opportuni programmi di educazione scolastica, e al proibire il fumo di tabacco in ambienti pubblici e in aree lavorative. Occorre da ultimo sottolineare il ruolo centrale che può essere svolto dal medico di medicina generale che consiste nell'interpretare un modello comportamentale socialmente corretto (non fumare durante gli incontri professionali, e in luoghi pubblici), nell'informare i propri pazienti circa i rischi derivanti dal fumo di tabacco, e nel convincerli a smettere di fumare.

Una strategia complementare è rappresentata dalla chemioprevenzione, che è mirata ad inibire il processo di cancerogenesi, a far regredire lesioni preneoplastiche, o evitare che si formino nuovi tumori in un soggetto che è stato trattato con successo per un primo tumore. Nel primo caso, la chemioprevenzione rientra fra le misure di prevenzione primaria, mentre nel secondo e terzo caso rientra nella prevenzione secondaria e terziaria. Per quanto praticamente sconveniente (per la necessità di somministrare continuativamente gli agenti chemiopreventivi), si sta attribuendo oggi un valore crescente a questa strategia di prevenzione. Al momento attuale, tuttavia, gli interventi di sanità pubblica, indirizzati alla popolazione sana, sono limitati a suggerimenti di tipo dietetico o a misure generali (Tab. 2, Codice Europeo), mentre l'uso di agenti farmacologici può essere prospettato per la chemioprevenzione mirata in soggetti a rischio. Fra gli agenti chemiopreventivi sono stati studiati la N-acetilcisteina (NAC), un analogo e precursore del glutatione ridotto (GSH) e i carotenoidi. Il NAC, capace di prevenire tumori polmonari in modelli animali e di inibire la formazione di alterazioni molecolari, biochimiche e citogenetiche attraverso molteplici meccanismi d'azione, è oggi considerato uno dei più promettenti agenti chemiopreventivi. Per i carotenoidi, recenti studi sembrerebbero invece indicare un effetto più dannoso che utile.

Tab. 2: Codice Europeo Contro il Cancro. *
1. Non fumare. Fumatori, smettete il più presto possibile e non fumate in presenza d'altri. Se non fumi non provare a farlo
2. Se bevi alcolici, birra, vino, o liquori modera il tuo consumo
3. Aumenta il tuo consumo quotidiano di verdure e frutta fresca. Mangia spesso cereali ad alto contenuto di fibre
4. Evita l'eccesso di peso, aumenta l'attività fisica e limita il consumo di alimenti grassi
5. Evita l'esposizione eccessiva al sole ed evita le scottature, soprattutto nell'infanzia
6. Attieniti strettamente alle norme di prevenzione alle esposizioni delle sostanze conosciute come cancerogene. Rispetta le condizioni di igiene e sicurezza per le sostanze cancerogene
(*) Lanciato per la prima volta nel 1987, il Codice Europeo è stato recentemente aggiornato dalla Scuola Europea di Oncologia e dalla Divisione di Epidemiologia dell'Istituto Europeo di Oncologia su incarico della Commissione delle Comunità Europea. E' in vigore dal 1995 e si basa sull'assunzione che " l'adozione di un più sano stile di vita può evitare alcuni tipi di cancro e migliorare lo stato di salute". Sono qui riportate le raccomandazioni riguardanti la prevenzione primaria dei tumori in generale.
A proposito della prevenzione primaria rimane un’ultima considerazione. Anche se le misure di prevenzione fossero efficacemente operanti e potessero in breve tempo abbattere l'abitudine tabagica, il carcinoma polmonare continuerebbe a rappresentare un importante problema sanitario per parecchio tempo ancora. I soggetti che smettono di fumare oltre i 55 anni di età presentano un persistente aumento di rischio per i successivi 15-20 anni. Queste considerazioni costituiscono la base per interventi di prevenzione secondaria, sia nei fumatori sia negli ex-fumatori, così come in coloro che sono stati trattati con successo per neoplasie polmonari e del tratto digestivo superiore.

Prevenzione Secondaria
A partire da una singola cellula, dopo 30 divisioni per raddoppiamento, si forma una massa costituita da un miliardo di cellule, del peso approssimativo di grammo. Per alcuni tumori è possibile applicare in queste fasi la prevenzione secondaria, che consiste nella diagnosi precoce, possibilmente in fase preclinica, e nel conseguente trattamento tempestivo. Per studiare l'efficacia dello screening nel CP, furono avviati negli Stati Uniti agli inizi degli anni '70 tre importanti progetti di "diagnosi precoce" (i cosidetti Lung Projects della Mayo Clinic, del John Hopkins Hospital e del Memorial Sloan Kettering Cancer Center). Tali studi, che videro la partecipazione di oltre 30.000 persone, miravano a verificare il possibile incremento di diagnosi presintomatiche ottenibile ripetendo periodicamente una radiografia standard del torace, associata o meno alla ricerca di cellule neoplastiche nell'espettorato. I risultati furono resi noti per la prima volta a Toronto nel 1985, in occasione del IV Congresso Mondiale sul Tumore Polmonare. Rispetto ai controlli, aumentava la percentuale di neoplasie identificate in stadio iniziale negli individui sottoposti a programmi di screening, pur non registrandosi significative modificazioni della mortalità. L'apparente aumento di sopravvivenza nei soggetti diagnosticati precocemente era frutto dell'anticipo diagnostico, senza sicure modificazioni della storia naturale della malattia. Questi risultati si spiegavano anche con la scarsa sensibilità diagnostica delle tecniche usate (45-50% per il radiogramma toracico, 25-30% per l'esame citologico dell'escreato, 60-67% per la combinazione di entrambi). Oggi, si ricomincia a parlare di programmi di diagnosi precoce, ma con l'utilizzo di tecniche molto più sensibili, quali la TC spirale (già in fase di sperimentazione avanzata in Giappone come nuova metodica di screening) e la ricerca nell'espettorato di alterazioni genetiche cellulari, markers precoci della mutagenesi.

Attualmente, la mancanza di un'indagine di screening di massa praticabile, deve far porre la massima attenzione alla sintomatologia di esordio del carcinoma polmonare.

In soggetti ad alto rischio, comunque, la citologia dell'escreato e la radiografia toracica standard, in termini di sorveglianza clinica individuale, conservano la loro potenziale utilità.

Prevenzione Terziaria
Dopo le prime 30 divisioni cellulari, in poche ulteriori divisioni cellulari, si costituirà una massa neoplastica del peso di decine di grammi, più facilmente diagnosticabile ma purtroppo in prossimità degli stadi d'invasione locale e di metastatizzazione diffusa. La terapia più opportuna sarà seguita dalla riabilitazione e dalla prevenzione terziaria, che ha l'obiettivo di prevenire le recidive locali e le metastasi a distanza. Poiché diversi foci cellulari possono essere interessati dal processo neoplastico, si possono formare tumori primitivi multipli (sincroni o metacroni), secondo il già accennato concetto della "field cancerization". Anche la prevenzione di questi tumori è uno degli end-points dei trial clinici di chemioprevenzione.

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Cuneo Lung Cancer Study Group - Alliance for Lung Cancer Research - The only Italian organization dedicated SOLELY to the study of lung cancer - L'unica organizzazione italiana ESCLUSIVAMENTE dedicata alla studio del cancro del polmone.

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