Cuneo Lung Cancer Study Group

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Associazione Cuneese per lo Studio e la Cura del Cancro del Polmone

A Group of Researchers and Health Professionals Working on Lung Cancer since 1982

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Terapie del carcinoma polmonare non a piccole cellule (CPNPC)

 

Un illustre direttore di cattedra pneumotisiologica pronunciò, durante una lezione agli specializzandi, le testuali parole: "…la terapia del cancro del polmone è …idraulica, nel senso che non serve a …un tubo!". Questa cruda, estrema, eppur realistica descrizione della realtà data più di 20 anni fa. Ancora oggi, molti pneumologi italiani sarebbero pronti a sottoscrivere, se non la lettera, almeno lo spirito di tale affermazione. Persino chi scrive, che pur ha dedicato la propia vita professionale allo studio di questa malattia, deve ammettere che essa è ancora vera, ma solo in parte. Vi sono, infatti, alcune importanti considerazioni che dovrebbero mitigarne il pessimismo. Tali osservazioni possono essere così riassunte:

  1. Il 10-15%, circa, di guarigioni definitive è una percentuale indubbiamente bassa, ma rappresenta pur sempre un numero enorme di pazienti. In effetti, in termini assoluti, il numero di sopravviventi al cancro del polmone è all’incirca uguale a quello dei sopravvissuti a tutti i linfomi, per i quali la terapia non è mai stata messa in discussione.

  2. Un incremento anche minimo delle attuali percentuali di sopravvivenza, dovuto ad un uso più diffuso di trattamenti moderni e "validati", significherebbe in Italia diverse centinaia di persone guarite in più, e nel mondo diverse decine di migliaia.

  3. Anche quando la guarigione completa non è più possibile, esistono efficaci cure palliative, che consentono l’allungamento dei tempi di sopravvivenza con buona qualità di vita, o, più semplicemente, una migliore qualità di vita a parità di durata di sopravvivenza.

  4. Un approccio clinico motivato, efficace, e moderno, oltre ad assicurare le migliori cure disponibili al momento, consente di recepire e integrare rapidamente nella pratica clinica i nuovi trattamenti che la ricerca di base ha già individuato e che presto, auspicabilmente, muteranno le prospettive di cura del tumore del polmone.

 

OPZIONI TERAPEUTICHE

Le diverse opzioni terapeutiche sono profondamente influenzate dallo stadio di malattia, e da diversi altri fattori inerenti il paziente. Idealmente, i pazienti andrebbero valutati nell’ambito di uno specifico dipartimento multidisciplinare (di ONCOLOGIA TORACICA, come è spesso denominato nei paesi anglosassoni, o di ONCOLOGIA POLMONARE o PNEUMONCOLOGIA, come talvolta si dice in Italia). Tale dipartimento dovrebbe essere costituito da un pneumologo, un oncologo medico, un radioterapista, e un chirurgo toracico. L'approccio multidisciplinare è tanto più utile quanto più numerose sono le scelte possibili, e quanto maggiore è il grado di incertezza e di controversia che interessa ciascuna opzione. In Tabella 1 sono elencate le opzioni terapeutiche standard, le opzioni alternative in caso di impraticabilità delle prime, e quelle ancora sperimentali che, avendo un buon fondamento teorico-giustificativo, sono altamente raccomandabili, ma esclusivamente nell'ambito di trial clinici.

 

Tab. 1. – Opzioni terapeutiche per il CPNPC (*)

STADIO

OPZIONE TERAPEUTICA(**)

COMMENTO

0 (TisN0M0)

Resezione chirurgica più conservativa possibile (segmentectomia o resezione cuneiforme)

Si basa sulla non-invasività, per definizione, del Tis e sull'alto rischio di sviluppare secondi tumori primitivi, da resecare a loro volta

Terapia endoscopica fotodinamica

Terapia efficace, ma ancora sperimentale

Ia, Ib (T1-2,N0M0)

Resezione radicale (lobectomia, segmentectomia, resezione cuneiforme), se il paziente è tecnicamente operabile

Accettata da tutti, pur in assenza di studi clinici controllati

Radioterapia radicale, se tecnicamente possibile ed il paziente è inoperabile o rifiuta l'intervento

Evidenza aneddotica del beneficio, accettata dai più

Trial clinici di terapia adjuvante post-chirurgica

Terapia sperimentale

Trial clinici di chemio-prevenzione post-chirurgica

Terapia sperimentale

Terapia endoscopica fotodinamica

Terapia sperimentale, indicata per alcuni casi selezionati in stadio Ia (T1N0M0)

IIa, IIb (T1-2,N0-1M0 o T3N0M0)

Resezione radicale (lobectomia, pneumectomia, segmentectomia, resezione cuneiforme o "sleeve"), se il paziente è tecnicamente operabile

Accettata da tutti, pur in assenza di studi clinici controllati

Radioterapia radicale, se tecnicamente possibile ed il paziente è inoperabile o rifiuta l'intervento

Evidenza aneddotica del beneficio, accettata dai più

Radioterapia che segue una chirurgia radicale

Trattamento classico, mai sufficientemente validato. Recentemente, è stato fortemente messo in dubbio

Chemioterapia adjuvante post-chirurgica

Terapia sperimentale. È altamente raccomandabile la partecipazione in trial clinici di questo tipo

IIIa e IIIb (T1-3N0-2M0), escluso il tumore di Pancoast e quelli con interessamento della parete toracica

Chemio-radioterapia definitiva

E' considerata il "gold standard" moderno

Chemioterapia (neo-adjuvante) seguita da exeresi chirurgica, se possibile

Evidenza indiretta (studi di fase II o piccoli studi di fase III non conclusivi)

Chemio-radioterapia (neo-adjuvante) seguita da exeresi chirurgica, se possibile

Non vi sono dati per preferire questa triplice modalità rispetto alla precedente, comunque meno tossica

Resezione radicale da sola in stadi IIIa "super-selezionati"

Assolutamente sconsigliabile se gli N2 sono già noti clinicamente

Radioterapia radicale, se tecnicamente possibile, quando non sono possibili i trattamenti combinati

E' il trattamento classico, basato più sulla "tradizione" che sull'evidenza scientifica

Chemioterapia da sola, in casi selezionati (es., nei versamenti pleurici neoplastici)

È l'unica modalità terapeutica confrontata favorevolmente con la sola terapia di supporto in studi controllati

Tumori di Pancost (IIIa e IIIb)

Radioterapia seguita da chirurgia, radioterapia da sola, chirurgia da sola (in casi selezionati), trattamenti combinati (sperimentali), brachiterapia (sperimentale)

La radioterapia, con o senza resezione chirurgica, è il trattamento "classico", accreditato di una sopravvivenza a 5 anni del 20%

IIb e IIIa per interessamento della parete toracica (T3N0-1M0)

Resezione in blocco del tumore primitivo e della parete toracica, se tecnicamente possibile, con o senza trattamenti adjuvanti e neo-adjuvanti

La chirurgia ha il ruolo maggiore e la prognosi di solito è più favorevole, a parità di stadio, rispetto a quella dei tumori centrali

IV (T1-4N0-3M1)

Chemioterapia da sola, se tecnicamente possibile.

E' dimostrato che allunga la sopravvivenza attesa senza peggiorare la qualità di vita e la spesa sanitaria

Radioterapia palliativa

Anche in associazione alla chemioterapia

Terapia laser endobronchiale e/o brachiterapia

Efficace per i sintomi ostruttivi, specie se seguita da posizionamento di stents

Trial con nuovi farmaci e nuove modalità terapeutiche

Opzione sperimentale, ma altamente raccomandata se il paziente è consenziente

 (*) Tratte in parte dal sito Internet del National Cancer Institute, Bethesda, Maryland, USA (http://www.nci.nih.gov/): NCI-PDQ - Treatment - Health Professionals.

(**) L'ordine di citazione dell'opzione ne indica il grado d'accettabilità

 

Come si vede dalla Tabella 1, a parte i trattamenti endobronchiali, che hanno un significato puramente palliativo, le modalità terapeutiche fondamentali sono:

  1. Chirurgia

  2. Radioterapia

  3. Chemioterapia e

  4. un infinita varietà di combinazioni delle stesse.

Ciascuna modalità terapeutica sarà analizzata in dettaglio nei successivi paragrafi, cominciando dalle raccomandazioni, recentemente pubblicate dall'American Society of Clinical Oncology (ASCO), che costituiscono una base conoscitiva da cui non è possibile prescindere. Tali raccomandazioni si basano sui livelli di evidenza rigorosamente definiti dalla stessa ASCO (Tabella 2).

Tab. 2. – Livelli di evidenza e grado di raccomandazione (ASCO, J Clin Oncol 1997;15:2996-3018)

LIVELLO

TIPO DI EVIDENZA

I

Evidenza ottenuta da meta-analisi di studi clinici multipli, ben disegnati e controllati. Gli studi randomizzati devono avere un basso numero di falsi positivi e un basso numero di falsi negativi (alto potere statistico)

II

Evidenza ottenuta da almeno uno studio sperimentale ben disegnato. Gli studi randomizzati possono avere molti falsi positivi e/o falsi negativi (basso potere statistico)

III

Evidenza ottenuta da studi ben disegnati, quasi sperimentali, come studi non-randomizzati di cohorte con confronti pre- e post-studio

IV

Evidenza da studi ben disegnati, nonsperimentali, come studi descrittivi, comparativi o correlazionali

V

Evidenza da case-reports ed esempi clinici

GRADO

GRADO DI RACCOMANDAZIONE

A

Vi è una evidenza di tipo I o risultati multipli e consistenti di studi tipo II, III, o IV

B

Vi è una evidenza di tipo II, III, IV e i risultati sono di solito consistenti

C

Vi è evidenza da studi di tipo II, III, IV ma i risultati sono contraddittori

D

Vi è una evidenza empirica, non o poco sistematica

 

 

TERAPIA CHIRURGICA

Linee Guida ASCO (J Clin Oncol 1997;15:2996-3018)

In rapporto all'indicazione chirurgica, vi sono poche raccomandazioni perché si ritiene consolidata tale indicazione. Un solo aspetto particolare è messo a fuoco (tabella 3).

Tab. 3. – Ruolo della resezione di metastasi a distanza

Linea Guida

Evidenza

Grado di raccomandazione

In pazienti con assenza di malattia fuori dal cervello e che abbiano una sola metastasi cerebrale resecabile, l'asportazione della metastasi seguita dalla radioterapia è superiore alla radioterapia da sola

II

B

 

Principi generali

Nel carcinoma polmonare il ruolo della chirurgia è molto importante, in quanto l'asportazione completa della neoplasia rimane l'unica possibilità di guarigione. A una resezione non radicale, infatti, consegue una sopravvivenza sovrapponibile a quella dei casi non operati.

La terapia chirurgica rappresenta il trattamento elettivo nel CPNPC in stadio Ia, Ib, IIa e IIb. Questi pazienti dovrebbero essere indirizzati a un chirurgo toracico con interesse speciale alla chirurgia per il cancro del polmone. Tipicamente, la sopravvivenza a cinque anni è del 70-80% per lo stadio Ia, e del 50-60% per lo stadio Ib. Gli stadi IIa/IIb hanno una sopravvivenza a 5 anni del 35-50%.Lo stadio clinico IIIa e, soprattutto il IIIb, è il più delle volte non resecabile, e la chirurgia trova indicazione solo in casi selezionati o dopo trattamenti neo-adjuvanti, che siano stati accompagnati da una chiara risposta obiettiva. Tuttavia, il trattamento chirurgico degli stadi III rimane controverso e non dovrebbe trovare applicazione al di fuori di protocolli specifici di ricerca clinica. Esistono, infine, rare indicazioni a resezioni palliativo-sintomatiche nella malattia inoperabile e un'unica indicazione alla resezione di metastasi isolate (cfr. linee guida ASCO).

Una resezione è ritenuta radicale quando:

  1. si ottiene l'asportazione di tutta la formazione neoplastica visibile,

  2. i margini di resezione sono istologicamente indenni ed

  3. è stata eseguita una linfadenectomia ilomediastinica sistematica o per campionamento ("sampling").

L'esame istologico intraoperatorio può essere determinante nell'indicare la prosecuzione dell'intervento e l'entità della resezione di parenchima polmonare da eseguire.

La valutazione preoperatoria deve tenere conto di alcune controindicazioni, relative o assolute, quali una funzione polmonare compromessa, un infarto miocardico o un ictus cerebri recenti. Generalmente, l’intervento chirurgico di resezione è proponibile a distanza di 3-4 mesi dall'insorgere clinico di un infarto miocardico acuto, mentre nel caso di un pregresso ictus cerebrale ogni caso va valutato singolarmente anche sulla base dei postumi e degli esiti ischemici.

La mortalità postoperatoria è del 2-9% ed è in rapporto con l'entità della resezione, l'età del paziente, le condizioni generali preoperatorie e l'eventuale trattamento neo-adjuvante.

 

Tipi di resezione

Le resezioni polmonari per carcinoma polmonare includono:

  1. Pneumonectomia

  2. Trova indicazione quando la lobectomia è insufficiente ad asportare la massa tumorale e le possibili metastasi linfonodali. E' da riservare ai soli pazienti portatori di malattia estesa (tumori coinvolgenti l'orifizio del bronco lobare o estesi al bronco principale o interessanti più di un lobo) che, dal punto di vista fisiologico, possono sostenere l'asportazione di un intero polmone.

  3. Lobectomia (o bilobectomia)

  4. E' l'intervento di elezione per il tumore in I e II stadio con estensione della neoplasia ancora confinata all'interno di un lobo polmonare.

  5. Segmentectomia e resezione cuneiforme (atipica)

  6. Sono interventi che non danno garanzie assolute di radicalità. Possono essere eseguiti nei pazienti in stadio I, con piccole masse periferiche di diametro inferiore a 2 cm. I candidati a tali interventi sono di solito quelli che manifestano una compromissione della situazione respiratoria e quelli più anziani.

  7. Interventi resezione mediante broncoplastica

  8. Sono inoltre possibili interventi di broncoplastica, rappresentati dalla "sleeve-lobectomy" e dalla "sleeve-pneumonectomy". In questi due particolari tipi di intervento possono verificarsi complicanze quali la ritenzione delle secrezioni bronchiali (essendo alterata la via nervosa del riflesso della tosse) e reazioni locali (granulomi, stenosi della sutura, formazione di fistole).

  9. Resezione per via toracoscopica

La resezione per via toracoscopica può trovare applicazione in rari casi selezionati. Sino alla pubblicazione di studi clinici randomizzati, che dimostrino risultati comparabili a quelli ottenuti con la chirurgia classica in termini di sopravvivenza a lungo termine, la resezione videotoracoscopica non può essere considerata una tecnica di routine.

Generalmente, circa il 30-35% dei pazienti operati viene trattato con pneumonectomia ed il restante 65-70% con lobectomia, bilobectomia o exeresi più limitate.

 

Aspetti particolari

Carcinoma polmonare non a piccole cellule, stadio I e II

Il tipo di chirurgia, in questi stadi, dipende dalla localizzazione e dalla dimensione del tumore primitivo. Nel caso di lesioni periferiche l'intervento di scelta è la lobectomia (o l'exeresi sublobare se vi è un deficit funzionale respiratorio). Per le lesioni centrali è talvolta necessario ricorrere alla pneumonectomia o alla lobectomia con broncoplastica, al fine di raggiungere la radicalità.

Carcinoma polmonare non a piccole cellule, stadio IIIa

Le possibilità della terapia chirurgica devono, a questo stadio, tenere conto dell'entità dell'estensione del tumore primario e del grado di interessamento linfonodale.

Nel caso di invasione neoplastica della parete toracica, si può eseguire una lobectomia con resezione in blocco della parte interessata della parete toracica. In caso d'invasione del diaframma, della pleura mediastinica o del pericardio occorre completare la resezione polmonare con quella delle strutture interessate.

Qualora il tumore giunga a interessare i bronchi principali si può eseguire un intervento di "sleeve-lobectomy" o di "sleeve-pneumonectomy".

Non esistono prove cliniche conclusive che dimostrino la superiorità della linfadenectomia ilomediastinica sistematica rispetto al semplice campionamento linfonodale. Tuttavia, la presenza di linfonodi volumetricamente ingranditi (rispetto a linfoadenomegalie non palpabili), così come l'invasione extracapsulare (rispetto a quella intracapsulare) hanno significato prognostico differente e condizionano l'atteggiamento terapeutico.

Terapia neo-adjuvante

Nei casi di linfoadenopatia mediastinica, che sia già evidente alla stadiazione preoperatoria, si è osservato che è possibile ottenere, ricorrendo a un breve periodo di chemioterapia (associata o meno a radioterapia), una regressione del tumore a uno stadio inferiore. Ciò può rendere operabili casi inizialmente considerati non resecabili. Tale terapia è nota come terapia neo-adjuvante ed è tuttora sperimentale.

Terapia adjuvante

Negli stadi anatomicamente più avanzati, si è spesso fatto seguire all'exeresi chirurgica una radioterapia a dosi curative (dose totale 50-60 Gy). Pur confermando una riduzione delle recidive intratoraciche, gli studi finora effettuati non hanno dimostrato un aumento della sopravvivenza rispetto alla sola terapia di supporto. Anzi, una recente meta-analisi del Medical Research Council inglese sembrerebbe dimostrare il contrario. Secondo i ricercatori inglesi, infatti, vi sarebbe una riduzione della sopravvivenza, per effetto della radioterapia postoperatoria, particolarmente evidente nei primi stadi di malattia (stadio I e II).

Ugualmente non è provato che un trattamento chemioterapico adjuvante sia vantaggioso in termini di sopravvivenza, anche se i primi dati sono a favore di questo trattamento complementare. Sono attualmente in corso numerosi trial clinici randomizzati, su scala europea e mondiale, che confrontano la chemioterapia adjuvante post-chirurgica (associata o meno a radioterapia) alla sola osservazione, al fine di definire l’esatto ruolo delle terapie adjuvanti.

Tumore di Pancoast

In caso di tumore dell'apice polmonare (tumore di Pancoast) resecabile, dopo un iniziale trattamento radioterapico (dose totale 30 Gy), la lobectomia con asportazione in blocco della parete toracica interessata è da considerarsi l'intervento di scelta. La sola radioterapia può essere sufficiente nei pazienti che fossero ancora inoperabili dopo tale trattamento.

 

Complicanze

In questi ultimi anni, le complicanze postoperatorie sono diminuite di incidenza grazie alla migliore selezione dei pazienti, alla più oculata preparazione all'intervento e alla migliore prevenzione delle complicanze. Il maggior progresso degli ultimi 20 anni riguarda la riduzione della mortalità perioperatoria, nonostante sia aumentata la percentuale di pazienti chirurgici con età superiore ai 65 anni. In particolare, la mortalità, è compresa tra il 2 ed il 6% nei casi di lobectomia e tra il 4 e il 9% nei casi di pneumonectomia. Le cause principali di morte post-chirurgica sono rappresentate da infarti miocardici (24%), tromboembolie (20%), insufficienza respiratoria (20%), ed empiemi (18%). La percentuale di complicanze è significativamente più elevata nei pazienti di 70 anni o più, nei pazienti con precedente ed impegnativa patologia cardiaca, nei pazienti con importante deficit preoperatorio della funzionalità respiratoria, ed infine nei pazienti che vengono sottoposti ad intervento di pneumonectomia, specie se di destra. Le complicanze postoperatorie più comunemente riportate sono:

  1. polmonite,

  2. ARDS,

  3. atelettasia,

  4. insufficienza respiratoria,

  5. embolia polmonare,

  6. infarto miocardico,

  7. aritmie,

  8. insufficienza cardiaca,

  9. gastrite emorragica,

  10. fistola parenchimale,

  11. fistola bronchiale,

  12. infezione della ferita chirurgica,

  13. emotorace,

  14. empiema.

 

Fattori prognostici

Numerosi fattori prognostici consentono di effettuare una stima delle prospettive di guarigione dei pazienti sottoposti ad intervento chirurgico radicale. Essi sono:

  1. Stadio di malattia

  2. Lo stadio è il più importante fattore di prognosi. I pazienti senza diffusione di malattia ai linfonodi (N0) hanno una migliore sopravvivenza nei confronti di quelli che manifestano l'interessamento dei linfonodi ilari (N1), e questi ultimi a loro volta sopravvivono di più rispetto a quelli che presentano metastasi ai linfonodi mediastinici (N2). Fra i pazienti con linfonodi mediastinici metastatici, il grado, la sede e le caratteristiche dell'interessamento metastatico diventano determinanti per la prognosi (il caso più favorevole è quello dell'interessamento microscopico ed intracapsulare di un solo linfonodo tracheo-bronchiale).

  3. Tipo istologico

  4. Il tipo epidermoidale ben differenziato può essere considerato il più favorevole fra quelli possibili, anche se non vi è completo accordo.

  5. Performance status

  6. Il Performance status (o stato di validità) viene espresso secondo la scala dell’Eastern Cooperative Oncology Group (ECOG-PS) o quella classica di Karnofsky (Tabella 4). L’ECOG-PS è quello adottato dall’organizzazione mondiale della sanità (WHO) e, almeno in un largo studio comparativo, si è dimostrato più aderente alla prognosi. Quanto migliore è il performance status tanto migliore è la prognosi.

    Tab. 4. – Stato di validità secondo WHO (o ECOG) e secondo Karnofsky (KPS)

    KPS

    ECOG-PS

    Descrizione

    100

    0

    Capace di condurre una normale attività e una normale vita di relazione, senza alcuna restrizione

    90

    80

    1

    Capace di condurre una attività lavorativa leggera, in grado di affrontare cure ambulatoriali

    70

    60

    2

    Incapace di compiere una attività lavorativa, capace di accudire a se stesso e di affrontare cure ambulatoriali, in riposo assoluto per meno del 50% delle ore diurne

    50

    40

    3

    Limitato nell’accudire alla propria persona, costretto al letto per più del 50% delle ore diurne

    30

    20

    4

    Totalmente costretto al letto, incapace di accudire a se stesso, necessita di continua assistenza

    10

     

  7. Perdita di peso negli ultimi mesi

  8. Di solito si considera significativa quella avvenuta nei 6 mesi precedenti la diagnosi se di entità superiore al 10% del peso corporeo.

  9. Valori ematici di alcuni classici marcatori tumorali serici

  10. In particolare il CEA, e soprattutto il TPA, o gli analoghi marcatori citocheratinici. Sono spie indirette di uno stadio avanzato della malattia.

  11. Atteggiamento psichico

  12. E' stato dimostrato che la prognosi di pazienti con reazioni depressive alla malattia è peggiore, indipendentemente da ogni altro fattore prognostico comunemente considerato.

  13. Marcatori biologici

Si tratta di un capitolo in grande fermento, con sempre nuovi attori. Fra i più noti marcatori biologici, vi è da ricordare:

  1. l'indice di proliferazione,

  2. il dosaggio del contenuto di DNA e la misurazione della ploidia cellulare mediante citometria di flusso,

  3. il grado di neoangionesi tumore-indotta,

  4. la modificata espressione di alcuni oncogeni e geni oncosoppressori, etc…

 

RADIOTERAPIA

Linee Guida ASCO (J Clin Oncol 1997;15:2996-3018)

Le raccomandazioni dell’American Society of Clinical Oncology riguardano le indicazioni, la selezione dei pazienti, la dose ed il frazionamento da adottarsi, nonché le caratteristiche della radioterapia palliativa (Tabella 5).

Tab. 5. – Ruolo della radioterapia

Linea Guida

Evidenza

Grado di raccomandazione

La radioterapia dovrebbe essere parte del trattamento dei pazienti con CPNPC localmente avanzato, non resecabile

II

C

I candidati alla radioterapia curativa dovrebbero avere un buon performance status (0-2), una adeguata funzione polmonare, e una malattia confinata al torace (versamento pleurico maligno escluso)

III

B

La radioterapia curativa deve avere un equivalente biologico minimo di 60 Gy in frazioni giornaliere di 1.8-2 Gy

I,II,III

B

Sintomi locali e metastasi a distanza possono essere controllati con dosi inferiori. L’ipofrazionamento (5 frazionamenti invece di 10) può garantire un risultato più rapido, efficace, e meno costoso

III

B

 

 

Principi generali

La radioterapia si serve di raggi X ed altri tipi di radiazioni ionizzanti e può essere realizzata secondo due modalità:

  1. nella radioterapia esterna, l'unità di trattamento, costituita da una macchina posta ad una certa distanza dal corpo del paziente, eroga radiazioni ad alta energia focalizzate sulla sede da curare;

  2. nella radioterapia interna (o curieterapia o brachiterapia), ci si serve, invece, di piccole quantità di materiale radioattivo, posizionate direttamente nella regione malata del corpo del paziente.

Le radiazioni ionizzanti sono in grado di agire sulle cellule irradiate determinandone la morte o impedendo il loro riprodursi. Anche le cellule sane incluse nel campo di irradiazione sono suscettibili di danno, e ciò spiega i disturbi che possono accompagnare il trattamento radioterapico. Per fortuna, il danno ai tessuti sani è limitato alla zona trattata ed è reversibile o, comunque, minore rispetto a quello provocato al tessuto tumorale.

Sono generalmente trattati con radioterapia i pazienti affetti da CPNPC in stadio III e quelli non avviabili alla chirurgia per cause mediche (stadio I - II).

 

Aspetti Particolari

Radioterapia da sola

La radioterapia da sola consente un controllo locale nel 20-30% dei casi e una sopravvivenza a cinque anni del 5-10% nello stadio III, e del 25-30% nei pazienti in stadio I e II. Diversi fattori contribuiscono a determinare il controllo locale e la sopravvivenza di questi pazienti:

  1. le caratteristiche cliniche del paziente, quali performance status iniziale e perdita di peso nei sei mesi precedenti la diagnosi;

  2. le caratteristiche del tumore, quali stadio di malattia, dimensione della lesione, tipo istologico, caratteristiche biologiche di maggiore o minore aggressività;

  3. alcuni aspetti tecnici del trattamento, quali la dose totale, il tipo di frazionamento, il volume irradiato.

È possibile intervenire per migliorare i risultati del trattamento radiante unicamente su questi ultimi. E’ stato dimostrato che il controllo locale è funzione del tempo di somministrazione e della dose totale erogata. Inoltre la radioterapia somministrata continuativamente consente di ottenere risultati migliori rispetto a quella interrotta a metà del trattamento (radioterapia cosiddetta "split-course"). La radioterapia toracica per dose totale di 60 Gy in 30 frazioni, somministrata in un periodo di sei settimane, è da ritenersi il trattamento standard.

Radioterapia in combinazione ad altri trattamenti

La radioterapia non è, comunque, un'alternativa ad altre terapie oncologiche ma si integra con queste. In effetti, i risultati deludenti sul controllo locale (20-30%) e, soprattutto, l'alta incidenza delle metastasi a distanza (oltre il 75%) inducono ad associare la radioterapia alla chemioterapia. Studi randomizzati di fase III e una recente meta-analisi hanno segnalato un lieve ma significativo incremento della sopravvivenza mediana dei pazienti trattati con terapia di combinazione rispetto a quelli trattati con sola radioterapia. Nei pazienti sottoposti a trattamento combinato, è stata anche rilevata una significativa riduzione della frequenza di metastasi a distanza, mentre il controllo locale non è stato migliorato dall'aggiunta della chemioterapia sistemica.

L'integrazione della chemioterapia può avvenire contemporaneamente ("concurrent irradiation") o successivamente ("sequential radiotherapy"). Allo stato, non è dato sapere quale delle due modalità sia preferibile, benché si sappia che la prima è più efficace, mentre la seconda è meno tossica. Un'ulteriore integrazione di chemioterapia e radioterapia prevede la somministrazione, contemporanea alla radioterapia, di basse dosi giornaliere di cisplatino. Tale modalità consentirebbe un migliore controllo locale della malattia, svolgendo il cisplatino una azione radiosensibilizzante.

Un’altra classica integrazione è quella della radioterapia con la chirurgia: in questo caso la prima può precedere l’intervento (ad es. nel tumore di Pancoast o, insieme alla chemioterapia, negli schemi di terapia "neo-adjuvante") o seguirlo (radioterapia "adjuvante"). La radioterapia post-chirurgica è il trattamento adjuvante più tradizionale. Come già sottolineato, tale trattamento raccoglie sempre meno consensi, mentre aumenta il favore intorno alla chemioterapia da sola o alla combinazione di radio-chemioterapica.

Radioterapia sintomatica-palliativa

In determinate situazioni, la radioterapia si pone il solo obiettivo di alleviare i sintomi provocati dalla diffusione intratoracica o a distanza del tumore. Esempi di applicazione della radioterapia sintomatica sono il trattamento di:

  1. sindrome mediastinica,

  2. metastasi cerebrali,

  3. metastasi scheletriche dolorose.

In tutte queste situazioni la radioterapia sintomatico-palliativa è erogata in un lasso di tempo breve al fine di alleviare la sintomatologia e migliorare la qualità di vita del paziente.

 

Note di tecnica

La radioterapia, condotta con intenti curativi, necessita dell’adozione di accorgimenti tecnici particolari, data l'alta sensibilità del parenchima polmonare sano alle radiazioni ionizzanti. L'attuale tendenza ad elevare la dose totale erogata oltre i 60 Gy ed associare la radioterapia alla chemioterapia rende ancor più opportuno escludere dal volume irradiato quanto più parenchima polmonare sano è possibile. Per ottenere questo scopo, un nuovo e promettente sviluppo è la cosiddetta radioterapia "conformazionale" che, basandosi sull’apporto della tomografia computerizzata elicoidale, consente una pianificazione del trattamento su 3 dimensioni, anziché sulle normali due dimensioni. Un'ulteriore accorgimento tecnico utile ad incrementare la dose al volume bersaglio, riducendo nello stesso tempo la dose agli organi a rischio, è quello di frazionare il trattamento in più sedute giornaliere con dosi per frazione inferiori a quella convenzionale (la cosiddetta radioterapia "accelerata", "iperfrazionata" o "CHART" in rapporto al numero dei frazionamenti giornalieri).

È indispensabile che il paziente da sottoporre a radioterapia con intento radicale sia inviato a centri di radioterapia con requisiti tecnici tali da consentire una corretta esecuzione del trattamento. Perché vi siano garanzie che ciò avvenga, il centro di radioterapia dovrebbe:

  1. disporre di apparecchiature ad alta energia in grado di operare con distanze tra la sorgente e l'asse di almeno 80 cm (preferibilmente un acceleratore lineare) e con le quali sia possibile utilizzare campi sagomati personalizzati;

  2. stendere un piano di cura con sistemi computerizzati adatti al calcolo della dose, che consentano di studiare la distribuzione della medesima su più di una scansione TC;

  3. verificare, tramite simulatore o con l'uso di film portale, la corretta individuazione del bersaglio.

Nei tumori non operati o con residuo micro- o macroscopico, il trattamento è generalmente suddiviso in due parti. La prima parte è condotta con campi di irradiazione che comprendono il tumore o il suo residuo e le stazioni di drenaggio linfonodale locoregionale. Raggiunti i 45-50 Gy le dimensioni dei campi sono ridotte e l'irradiazione è concentrata sul tumore e sulle eventuali stazioni linfonodali interessate, fino a raggiungere una dose totale di 60-66 Gy.

Nelle neoplasie operate radicalmente la dose erogata è di 50 Gy e il volume bersaglio comprende l'ilo omolaterale, una porzione più o meno estesa del mediastino e le regioni sovraclaveari, in funzione del livello di impegno linfonodale dimostrato all'esame istologico postchirurgico e della sede di insorgenza della neoplasia primitiva.

È opportuno un sovradosaggio di 5-10 Gy in caso di diffusione extracapsulare della neoplasia, limitatamente alle sedi di tale diffusione.

In casi particolari la terapia con fasci esterni può essere integrata con l'erogazione di dosi di radioterapia endobronchiale, utilizzando sonde posizionate per via broncoscopica ("brachiterapia"). Tale tecnica, da sola o in associazione alla radioterapia a fasci esterni trova impiego anche nel trattamento palliativo di neoplasie vegetanti del lume bronchiale.

 

Controindicazioni

Vi sono alcune specifiche controindicazioni al trattamento radiante con intenti curativi. Tali controindicazioni sono:

  1. Età superiore ai 75 anni (anche se non sempre l'età anagrafica corrisponde all'età biologica del paziente).

  2. Basso valore del Performance Status o di validità clinica (KPS inferiore a 50, Tabella 4).

  3. Perdita di peso superiore al 15% negli ultimi 6 mesi.

  4. Presenza di tumore escavato o ascessualizzato.

  5. Volume neoplastico da irradiare che comprende più del 50% del volume polmonare.

  6. Tubercolosi polmonare in fase attiva.

  7. Disseminazione metastatica della malattia con breve aspettativa di vita.

La prosecuzione della radioterapia in pazienti che non mostrino una prima risposta terapeutica costituisce un elemento importante, da valutare caso per caso in funzione di un'interruzione della stessa terapia.

 

Effetti collaterali

Sono acuti e tardivi. Gli effetti collaterali acuti legati alla radioterapia, che possono richiedere una terapia medica o la sospensione del trattamento, sono:

  1. l'esofagite,

  2. la pleurite reattiva,

  3. la polmonite da raggi

  4. la febbre come reazione alla terapia o secondaria a episodi broncopneumonici intercorrenti.

Le sequele tardive sono:

  1. la fibrosi polmonare

  2. l’insufficienza respiratoria secondaria,

  3. la stenosi esofagea,

  4. la pericardite costrittiva. Queste ultime due sequele sono, comunque, abbastanza rare.

 

CHEMIOTERAPIA

 Linee Guida ASCO (J Clin Oncol 1997;15:2996-3018)

Le raccomandazioni dell’American Society of Clinical Oncology riguardano le indicazioni, la selezione dei pazienti e dei farmaci, la durata del trattamento e il suo inizio, la terapia di seconda linea e il ruolo dei trial clinici (Tabella 6).

Tab. 6. – Ruolo della chemioterapia

Linea Guida

Evidenza

Grado di raccomandazione

La chemioterapia in associazione con la radioterapia toracica è il trattamento appropriato per i pazienti in stadio IIIa e IIIb

I (per sopravvivenza), V (per qualità di vita)

A

C

La chemioterapia è il trattamento appropriato per i pazienti in stadio IV

I (per sopravvivenza), V (per qualità di vita)

A

C

La chemioterapia per i pazienti con CPNPC dovrebbe contenere cisplatino

I

B

La durata del trattamento chemioterapico non dovrebbe superare gli 8 cicli

III,IV

D

La chemioterapia dovrebbe essere iniziata subito dopo la diagnosi

IV

C

Non vi è alcuna evidenza sia a favore che contraria alla chemioterapia di seconda-linea

III

C

Il trattamento iniziale con farmaci sperimentali è appropriato nei pazienti metastatici, a patto che quei soggetti, che eventualmente non rispondano dopo due cicli, siano posti ad un regime tradizionale

IV

D

Né il tipo istologico, né i fattori prognostici biologici (es., mutazioni RAS o del gene per la P53) dovrebbero essere usati nella scelta del tipo di chemioterapia

III

B

 

Principi generali

La chemioterapia è una modalità di trattamento dei tumori basata sull’impiego di farmaci citotossici. Questi farmaci vengono riuniti in gruppi in base all’origine, alla struttura chimica, o al meccanismo d’azione. Ciascun farmaco possiede caratteristiche peculiari. Fra queste, è necessario tenere conto almeno di:

  1. spettro d’azione,

  2. via di somministrazione (endovenosa, orale, arteriosa, endocavitaria, etc.),

  3. dose utilizzabile,

  4. possibili sinergismi d’azione.

Gli attuali farmaci antitumorali trovano tutti quanti un limite nella mancanza di selettività d’azione (da cui deriva il basso indice terapeutico) e nella conseguente necessità di una attenta valutazione degli effetti iatrogeni. Prima del loro uso è perciò necessario avere una serie di precauzioni. In particolare, è importante valutare la riserva midollare, la funzionalità renale, e la capacità di sostenere sovraccarichi idrici prima del trattamento.

La chemioterapia del CPNPC riveste oggi un ruolo importante ed alquanto modificato durante l'ultimo decennio. Fino a pochi anni or sono, i pochi farmaci attivi (cioè capaci di dare una risposta obiettiva in monochemioterapia in almeno il 15-20% dei casi) erano:

  1. cisplatino,

  2. mitomicina C,

  3. ifosfamide,

  4. gli alcaloidi della vinca.

Tali farmaci ottenevano, in combinazione fra loro, una percentuale di risposte obiettive del 30-40%, con episodiche risposte complete. La recente introduzione di una nuova categoria di farmaci (cosiddetti di 3° generazione, per distinguerli dai precedenti, ma anche da quelli di 1° generazione, usati negli anni ’70 e rappresentati da ciclofosfamide, metotrexate, adriamicina, e nitrosuree) sta modificando le prospettive terapeutiche. Appartengono a questa classe:

  1. vinorelbina,

  2. taxolo e taxotere,

  3. gemcitabina.

Mentre in passato la chemioterapia era considerata per il solo trattamento della fase avanzata (in alternativa a una terapia puramente sintomatica), oggi essa ha assunto un ruolo determinante in quasi tutte le situazioni cliniche. Una famosa meta-analisi, che però faceva seguito ad altre 3 meta-analisi parziali e a diverse revisioni "narrative" della letteratura di identico segno, fu condotta dal NSCLC Cooperative Group sui dati originali di oltre 9.000 pazienti arruolati in 52 studi clinici randomizzati e controllati. Tale meta-analisi, pubblicata nel 1995 sul BMJ, dimostrò che:

  1. l'associazione di chirurgia più chemioterapia rispetto alla sola chirurgia conferiva un vantaggio assoluto di sopravvivenza a cinque anni del 5%;

  2. la combinazione di radioterapia e chemioterapia conferiva un vantaggio di sopravvivenza a due anni del 4% rispetto alla sola radioterapia;

  3. la chemioterapia rispetto alla sola terapia di supporto presentava un vantaggio di sopravvivenza del 10% a un anno;

  4. il beneficio della chemioterapia era evidente quando questa si basava su farmaci di seconda generazione, mentre era assente o vi era addirittura un effetto sfavorevole nel caso di chemioterapia non contenente cis-platino.

Oggi chemioterapia del CPNPC è sinonimo di polichemioterapia (di solito 2 o 3 farmaci combinati in schemi ciclici di somministrazione). La monochemioterapia (cioè l’utilizzo di un solo farmaco antineoplastico) è pressoché abbandonata perché è ormai chiaro che l’efficacia terapeutica è minore. Essa viene ancora utilizzata in ambito sperimentale per saggiare l’efficacia dei nuovi farmaci (in pazienti, di solito, pretrattati), o nei pazienti in cui si teme la tossicità (ad es. pazienti anziani, a basso performance status). Benché i molti regimi di combinazione siano stati ripetutamente testati in studi di fase II e successivamente in trial comparativi di fase III nessuno di essi si è dimostrato superiore agli altri. In pratica, come già detto ripetutamente, vi è accordo generale sul fatto che un programma di chemioterapia efficace debba contenere cisplatino (anche se non manca qualche parere contrario, fra cui il nostro), ma non vi è un'indicazione preferenziale all’interno di questo principio generale.

 

Attività antitumorale

L’attività antitumorale, primo requisito perché un farmaco venga inserito nell’armamentario terapeutico e quindi confrontato con altri, viene misurata in studi clinici di fase II, calcolando la percentuale di risposte obiettive ottenute a seguito della sua somministrazione. La risposta obiettiva è definita convenzionalmente come riassunto in tabella 7.

Tab. 7. – Definizione di Risposta Obiettiva

Remissione completa (RC)

Scomparsa, confermata da due consecutive osservazioni distanziate da almeno 4 settimane, di tutte le lesioni note

Remissione parziale (RP)

Lesioni misurabili: riduzione di almeno il 50% del prodotto (o della somma dei prodotti) dei due diametri trasversi maggiori della lesione nota (o delle lesioni note), confermata da due consecutive osservazioni distanziate da almeno 4 settimane.

Lesioni valutabili ma non misurabili: riduzione stimata di almeno il 50% del volume delle lesioni valutabili, confermata da due consecutive osservazioni distanziate da almeno 4 settimane.

Malattia Stabile (MS)

Lesioni misurabili e/o valutabili che presentano una riduzione inferiore al 50% e/o aumento inferiore al 25% del prodotto dei diametri trasversi o del volume valutabile

Progressione (P)

Incremento maggiore del 25% del prodotto dei diametri trasversi delle lesioni misurabili e/o del volume delle lesioni valutabili e/o comparsa di nuove lesioni

 

Bisogna ricordare che nel determinismo della risposta obiettiva, l’attività antitumorale dei farmaci è solo una delle cause. Altrettanto importanti sono le caratteristiche della popolazione studiata, in quanto i pazienti con miglior performance status, malattia meno avanzata, e con carcinoma non squamoso rispondono di più. Inoltre, vi è una grossa variabilità nel giudicare la risposta obiettiva da parte degli stessi sperimentatori. Ciò spiega l’enorme differenza delle risposte osservate dopo l'uso di identici regimi chemioterapici. Le percentuali di risposta obiettiva che saranno successivamente riportate sono, pertanto, da considerasi puramente orientative, nonostante siano state riportate su ampie casistiche e da gruppi di lavoro di grande reputazione.

Monochemioterapia

L’attività dei diversi farmaci citotossici, usati in monochemioterapia, è riportata nella tabella 8.

Tab. 8. – Percentuali di risposta obiettiva (RC + RP) in studi con più di 100 pazienti

Farmaco

% RO

Ciclofosfamide

8

Metotrexate

10

Etoposide

11

Doxorubicina

13

Vindesina

17

Mitomicina C

20

Cisplatino

20

Gemcitabina

21

Navelbina

22

Taxolo

24

Ifosfamide

26

Camptotecina (CPT11)

28

  

Polichemioterapia

Come già detto esistono moltissime combinazioni di farmaci citotossici. Alcune hanno avuto più fortuna e sono state riprese da più autori, così che è possibile esprimere un giudizio "ponderato" di attività. In Tabella 9 sono riportate le percentuali di risposta obiettiva di alcuni schemi di chemioterapia basati su cisplatino, e, per confronto, di regimi basati su farmaci di prima generazione.

Tab. 9. – Percentuali di risposta obiettiva (RC+RP) con regimi di farmaci di 1° e 2° generazione

Combinazioni di 1° generazione

%RO

COMB (ciclofosfamide, vincristina, metil-CCNU, bleomicina)

5

CC (ciclofosfamide + CCNU)

9

MACC (metotrexate, adriamicina, ciclofosfamide, CCNU)

12

CAMP (ciclofosfamide, adriamicina, metotrexate, procarbazina)

17

BACON (bleomicina, adriamicina, CCNU, vincristina, mostarda azotata)

21

Combinazioni di 2° generazione

 

MV (mitomicina, alcaloidi della vinca)

20

CAP (ciclofosfamide, adriamicina, cisplatino)

28

PE (cisplatino, etoposide)

30

PV (cisplatino, alcaloidi della vinca)

32

MIP (mitomicina, ifosfamide, cisplatino)

50

MVP (mitomicina, alcaloidi della vinca, cisplatino)

51

 

 Effetti collaterali e tossicità

Il tipo di tossicità che può seguire una chemioterapia deriva ovviamente dai farmaci che vengono utilizzati. Va ricordato, comunque, che l’associazione di più farmaci (polichemioterapia) determina quasi sempre un incremento globale del grado di tossicità e dello spettro dei fenomeni tossici.

I più importanti effetti collaterali conseguenti a chemioterapia sono:

  1. Mielotossicità (leucopenia, anemia e piastrinopenia)

  2. La mielotossicità aumenta in maniera considerevole nei trattamenti integrati di chemio-radioterapia ed ovviamente in quelli con intensificazione della dose. Alcuni farmaci hanno una maggiore tossicità per una linea midollare (ad es. il cisplatino per la serie rossa). A seguito della mielotossicità possono verificarsi conseguenze anche gravi come sepsi, emorragie e coagulazione disseminata intravasale. Oggi esiste l’eritropoietina ricombinante e i fattori di crescita eritropoietici (G-CSF e GM-CSF) che consentono di combattere e prevenire efficacemente l’anemia (eritropoietina), e la neutro-leucopenia (fattori di crescita midollari).

  3. Tossicità gastro-enterica (nausea e vomito)

  4. Alopecia

  5. Tossicità particolari

Oltre alle precedenti, il cisplatino può causare tossicità renale (di solito efficacemente combattuta con i numerosi schemi di pre-idratazione), tossicità neurologica (acustica), e ipomagnesemia. L’ifosfamide può causare una grave cistite emorragica se somministrata senza farmaci uro-protettori (Mesna). Le antracicline (adriamicina, epirubicina) possono causare una cardiopatia grave (scompenso cardiaco congestizio refrattario). Tale effetto è dose-dipendente ed è raro a dosi inferiori di adriamicina ai 450 mg/m2 e 900 mg/m2 di epirubicina (dosi totali). Gli alcaloidi della vinca (vincristina, vinblastina, vindesina etc..) possono essere responsabili di tossicità neurologica periferica (fino alla paralisi muscolare) ed intestinale (fino all’ileo paralitico). La bleomicina può causare l’insorgenza di fibrosi polmonare quando venga superata la dose limite totale di 200 mg.

 

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